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Condivisione casa: cosa c’è da sapere per chi convive

Postato da Martina Vitelli on 31 gennaio 2017
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La cosiddetta legge Cirinnà (76/2016 entrata in vigore lo scorso giugno ma resa operativa solo poche settimane fa dal governo Gentiloni) non ha introdotto solo le unioni civili, consentite a persone dello stesso sesso e dal punto di vista patrimoniale ed immobiliare equiparabili in tutto e per tutto al matrimonio, ma ha anche regolato le convivenze, che possono avere tutele differenti a seconda che siano registrate o meno e regolate da un apposito contratto. Ecco cosa c’è da sapere.

Condivisione casa: chi sono i conviventi?

La legge disciplina i rapporti tra «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile». Esistono diversi gradi di tutela della coppia. A partire dalle garanzie concesse a tutti i conviventi more uxorio registrati, tra cui il diritto di abitazione del partner superstite nella casa di residenza per un certo periodo. Per arrivare alla possibilità di andare più a fondo e regolare con un “contratto di convivenza” il regime patrimoniale dei partner.

Registrazione anagrafica

La semplice convivenza non richiede necessariamente una formalizzazione anagrafica. Ma affinché questa possa avere rilevanza giuridica deve risultare da un certificato di stato di famiglia. In questo modo i conviventi acquisiscono alcuni diritti tra i quali gli alimenti in caso di fine rapporto e il diritto di abitazione per almeno due anni sulla casa di proprietà del convivente o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni.

Condivisione casa: contratto di convivenza

È un contratto liberamente redatto tra le parti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato («che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico»). Non è ammesso tra persone ancora vincolate da un precedente matrimonio. Per assicurare l’opponibilità a terzi, il professionista che autentica e riceve l’atto deve, entro 10 giorni, trasmetterne copia al Comune di residenza dei conviventi, per l’iscrizione all’anagrafe.

Cosa dice la legge

Non esiste un modello standard, in pratica il contratto è una sorta di contenitore che deve essere riempito. Secondo il comma 53 dell’articolo 1 della legge Cirinnà il contratto può riportare l’indicazione della residenza, le modalità di contribuzione alla vita in comune, il regime patrimoniale della comunione dei beni. Può essere modificato in qualsiasi momento e disciplinare anche le ipotesi di rottura del rapporto.

Quando è necessario l’intervento del notaio

Se il “patto” contiene trasferimenti di diritti immobiliari, così come di beni mobili registrati o quote societarie, serve sempre dell’intervento notarile. Si può ad esempio decidere che il proprio partner diventi comproprietario di un’immobile, trasferendogli metà della proprietà; o si può stabilire un diritto di abitazione senza sottostare ai limiti previsti di base per i conviventi.

Condivisione casa: diritti ereditari sull’immobile

Tra i componenti di una convivenza di fatto, che sia o meno registrata o disciplinata con contratto di convivenza, non nasce alcun diritto successorio, a meno che non vi sia testamento che rispetti la quota disponibile degli “eredi legittimari”. Gli eventuali atti che pregiudicano i diritti degli “eredi necessari” non sono però invalidi o inefficaci, ma restano valevoli fino a quando i legittimari intervengano in giudizio con la cosiddetta “azione di riduzione” (delle donazioni o delle disposizioni testamentarie lesive dalla propria quota). Azione giudiziaria che si prescrive in dieci anni. Le unioni civili godono invece degli stessi diritti e doveri del matrimonio.

Fonte: IlSole24Ore

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