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La proprietà immobiliare è l’investimento preferito dagli italiani

Postato da Martina Vitelli on 4 ottobre 2016
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La proprietà immobiliare è l’investimento del cuore degli italiani. A ribadirlo ancora una volta è l’Outlook sul real estate di Scenari Immobiliari, presentato e discusso a Santa Margherita Ligure nel corso del 24esimo Forum organizzato dalla società di ricerca.

Un investimento oggi più che mai aiutato dai bassi tassi di interesse, dalla scarsità di asset class alternative redditizie e dalle quotazioni del mattone ridimensionate e ancora in lieve calo. Insomma gli italiani non sanno dove mettere i risparmi e tornano all’immobiliare, come dimostrano i dati sulle compravendite del secondo trimestre 2016 pubblicati ieri dall’agenzia delle Entrate che vedono le vendite residenziali salite del 22,9% nel periodo in questione.proprieta-immobiliare-dati

Tra i cinque maggiori Paesi europei, Italia e Spagna si differenziano dalle nazioni concorrenti in quanto la quasi totalità dello stock residenziale è in mano alle famiglie, a fronte di quote modeste detenute dalle società e dal settore pubblico. “La quota più bassa in mano alle famiglie appartiene alla Germania, in considerazione di una percentuale di proprietari inferiore alla media europea e dell’importanza della gestione professionale anche nel settore residenziale” spiega il report. In Germania si preferisce vivere in affitto in sostanza.
In Ue5 (Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito) il patrimonio immobiliare ammonta a quasi diciotto miliardi di mq per un valore di circa 29mila miliardi di euro. Il patrimonio di maggiori dimensioni è situato in Germania, che concentra circa il 28% del totale, seguita dal 22,3 per cento della Francia. L’Italia si colloca al terzo posto con oltre 3,1 miliardi di mq, che corrispondono al 17,8 per cento dei cinque Paesi. Spagna e Regno Unito detengono percentuali lievemente inferiori.

Il comparto più rilevante è proprio il residenziale, con 13,8 miliardi di mq per un valore di quasi 24.500 miliardi di euro. Si tratta del 77,4 per cento dello stock totale in termini di superficie e dell’84 per cento per valore. Il peso del residenziale ha subito un lieve ridimensionamento negli ultimi anni per la crescita dello stock non residenziale, come conseguenza della diffusione di immobili terziari innovativi e di una maggiore diversificazione dell’offerta. Dieci anni fa, infatti, gli immobili abitativi superavano l’ottanta per cento della superficie complessiva.
Il residenziale ha un ruolo particolarmente importante in Spagna, dove rappresenta l’ottanta per cento della superficie totale e l’86,5 per cento del valore, a causa del minore sviluppo e di quotazioni più basse nel settore terziario rispetto ai Paesi concorrenti. La suddivisione del patrimonio italiano è in linea con le altre nazioni, poiché gli immobili abitativi rappresentano il 77,3 per cento della superficie e l’83,7 per cento del valore dello stock totale. Più omogenea la distribuzione del patrimonio nel Regno Unito, grazie a un livello di sviluppo e sofisticazione superiori alla media europea nei comparti diversi dall’abitativo.proprieta-immobiliare-dati-2

La composizione della proprietà ha subito radicali cambiamenti nel corso degli ultimi decenni. “In passato la quota più consistente del patrimonio era in mano al settore pubblico, alle banche e alle assicurazioni che, soprattutto in Italia, si limitavano a una gestione passiva, con un livello di conservazione mediocre, una redditività mediamente bassa e sporadiche operazioni di vendita – spiegano da Scenari Immobiliari -. A partire dalla fine degli anni novanta tutti i grandi proprietari hanno iniziato a gestire il patrimonio in modo più efficiente, portando avanti un processo di razionalizzazione, valorizzazione e dismissione dei cespiti meno redditizi. Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da un clima di crescente competitività tra i protagonisti già presenti sul mercato e dalla nascita di nuovi concorrenti, con la conseguente maggiore frammentazione dello stock immobiliare”.

In Italia il settore professionale negli ultimi tempi si sta avvicinando al residenziale, cercando formule di gestione di pacchetti di immobili abitativi. Siamo ancora lontani dal modello della Germania, dove alcune delle maggiori società immobiliari quotate gestiscono proprio grandi portafogli residenziali. Ma il settore si sta ponendo il problema, soprattutto in un momento in cui anche l’abitare diventa più flessibile soprattutto per le nuove generazioni.

Fonte: IlSole24Ore

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